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Home Racconti

Quando Roma era un circuito

Fabio Galli by Fabio Galli
21 Marzo 2026
in Racconti
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Gara motociclistica storica a Roma sul circuito di Monte Mario negli anni 20 con pubblico lungo la strada
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Ci sono città che hanno avuto una pista.
Roma, per un periodo, è stata una pista.

Non è una frase ad effetto. È storia.

Nel 1925 nasce il Reale Premio di Roma, e con lui il primo vero circuito cittadino della capitale: Monte Mario. Un tracciato di oltre dieci chilometri che partiva da viale delle Milizie, saliva verso la Camilluccia, attraversava la Cassia e tornava lungo il Tevere.

Strade vere. Curve vere. Nessuna via di fuga.
E pubblico ovunque.

Pochi giorni prima, sullo stesso percorso, si corre anche la Salita di Monte Mario. La vince un giovane romano destinato a diventare leggenda: Piero Taruffi.

È l’inizio. Ma non è un caso isolato.

Negli anni successivi, Roma cambia tracciato come cambia umore.
Si corre a Valle Giulia, poi ai Parioli, poi alle Tre Fontane.

Non esiste una pista fissa.
È la città che si adatta alla corsa.

E mentre il Gran Premio cambia casa, attorno nasce una rete di gare motociclistiche: Merluzza, Palestrina, Vermicino, Rocca di Papa. Non sempre hanno una struttura permanente, ma sono reali. Documentate dai risultati dei piloti, dalle cronache, dai filmati dell’epoca.

In quegli anni, tra i protagonisti delle corse romane, inizia a farsi spazio anche Moto Guzzi.
Non è ancora il dominio assoluto che verrà, ma è già una presenza costante, competitiva, concreta.
Le vittorie nelle gare italiane ed europee, comprese quelle disputate a Roma e nel Lazio, costruiscono una reputazione che non nasce nei circuiti perfetti, ma su strade vere, imperfette, dove contano motore e manico.
È lì che Moto Guzzi inizia a diventare ciò che è ancora oggi.

Roma, in quegli anni, non è un circuito.
È un sistema.

Poi arriva il 1931 e cambia tutto.

Nasce l’Autodromo del Littorio, dentro l’area dell’aeroporto dell’Urbe. Una pista vera, lunga circa quattro chilometri, progettata per la velocità pura.

Qui si corre il Gran Premio di Roma, ma anche gare motociclistiche internazionali, fino al Campionato Europeo del 1932.

È il passaggio definitivo:
dalla strada alla pista.

Eppure, qualcosa si perde.

Perché le corse su strada avevano un’altra anima.
Più sporca, più imprevedibile, più vera.

Le moto passavano davanti ai palazzi, tra la gente.
Non c’era distanza. Non c’era filtro.

Poi la guerra, il silenzio, e una ripartenza diversa.

Nel dopoguerra si torna a correre attorno alle Terme di Caracalla e, qualche anno dopo, verso il mare: Ostiense, Lido di Ostia, Castel Fusano. Ma è un’altra epoca. Più organizzata. Più controllata.

Più lontana da quella Roma che, per qualche anno, aveva trasformato le sue strade in un circuito.

Quel tracciato, però, non è rimasto solo nella storia.

Per anni, il Moto Guzzi Club Roma ha riportato in vita il Circuito di Monte Mario attraverso una rievocazione storica, percorrendo le stesse strade, con lo stesso spirito, ma con una consapevolezza diversa.
Non una gara, ma un modo per ricordare cosa sono state davvero quelle corse: uomini, moto e città, senza filtri.

È lì che capisci che certe storie non si raccontano. Si vivono.

Oggi quelle strade esistono ancora.
Le percorriamo tutti i giorni.

Solo che non le guardiamo più nello stesso modo.

E forse è proprio questo il punto.

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