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A Mandello non si va mai da soli

C’è chi porta con sé il ricordo di un padre, chi un sogno da bambino, chi torna per tradizione e chi ci va per la prima volta. Abbiamo chiesto ai soci del Moto Guzzi Club Roma perché saranno alle GMG 2026. Le risposte raccontano molto più di un viaggio in moto.

Fabio Galli by Fabio Galli
22 Agosto 2026
in Racconti
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Soci del Moto Guzzi Club Roma con le loro moto davanti allo stabilimento Moto Guzzi a Mandello del Lario
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Fra le Moto Guzzi che partiranno da Roma per Mandello ce n’è una che porterà con sé qualcosa che non si può mettere nelle borse laterali.

È una California 1100 Vintage Serie Corazzieri, numero 14 di 24. Giuliano Chicarella la chiama “Aquila Nera”.

Per lui sarà la prima volta a Mandello, ma Moto Guzzi fa parte della sua vita da molto prima. Suo padre era motociclista della Polizia Stradale e Giuliano è cresciuto in caserma, nei garage, a cavalcioni delle Falcone e delle V50.

«Passavo il tempo a sognare di guidarle», racconta.

Anni dopo ha realizzato un altro sogno: possedere proprio quella California che aveva desiderato dal primo momento in cui l’aveva vista.

Adesso ne resta uno: portarla a Mandello.

«Riportare a casa l’Aquila Nera è un sogno che si avvera e un omaggio al mio Papà, che so che sarà in sella con me.»

Forse è proprio da qui che bisogna partire per capire perché, quando si parla delle Giornate Mondiali Guzzi, sia difficile parlare soltanto di motociclette.

La stessa destinazione, viaggi diversi

La domanda iniziale era molto più semplice:

Con che moto vieni a Mandello?

Poi ci siamo accorti che non funzionava.

Qualcuno di moto ne ha una sola. Qualcun altro ne ha diverse ma sa già perfettamente quale scegliere. Qualcuno, invece, dovrà partire con una moto diversa da quella immaginata.

Così la domanda è diventata un’altra:

Perché vieni alle GMG?

Ed è lì che sono cominciate ad arrivare le storie.

Per Alessio Iacovacci, che partirà con la sua V85 Strada del 2024, Mandello è qualcosa che viene da lontano.

«Sono cresciuto con il mito dell’Aquila di Mandello. È stata la mia prima moto. Ha un sound e un fascino tutto nostro che nessuno mai è riuscito a eguagliare.»

Andare alle GMG insieme a un gruppo di amici che condivide la stessa passione, nonostante la distanza del viaggio, per lui è «il coronamento di un sogno da bambino».

Per Giovanni Fazi, invece, Mandello è quasi un appuntamento.

Ci va ogni cinque anni. Questa volta saranno quattro, perché il centenario venne spostato a causa del Covid.

Non è più soltanto una meta.

È diventata una ricorrenza.

La prima volta

Per molti soci del Moto Guzzi Club Roma, settembre sarà invece il primo incontro con Mandello.

Carlo Palma Proietti ha la sua prima Moto Guzzi, rigorosamente una V7, e non è mai stato alle GMG.

Quello che si aspetta è probabilmente ciò che da sempre rende speciali i grandi raduni motociclistici: persone, racconti e tempo perso bene.

«Mi aspetto di trovare appassionati e grandi viaggiatori, parlare di viaggi, tendate, scambiarsi opinioni sorseggiando una buona birra.»

E poi le moto.

Tanti modelli che hanno fatto la storia del motociclismo italiano. Arrivarci proprio con una V7, dice, sarà molto emozionante.

Anche Nicola Maria Giachelle non è mai stato a Mandello.

Per lui è quasi un rito di passaggio.

«Penso sia un’esperienza che ogni guzzista debba fare, prima o poi.»

Partirà con il suo “Bisonte”, una Griso 8V bianca. Avrebbe anche una splendida 1100 Sport gialla, ma per quella non ha le borse da viaggio.

Anche i pellegrinaggi, in fondo, devono fare i conti con i bagagli.

Le moto con un nome

Poi ci sono le moto che, nel Club, hanno smesso da tempo di essere soltanto modelli scritti sul libretto di circolazione.

Matteo Galassi verrà con la sua “Perla Nera”, una V7 nero opaco che cura con un’attenzione quasi maniacale.

Massimo Di Stasi avrebbe invece voluto partire con “Titti”, la sua V85 TT.

Ma Titti, dopo un incidente, non è ancora disponibile.

Così toccherà alla California 1400, che Massimo definisce semplicemente «l’ammiraglia».

E probabilmente basta così.

Perché in certi garage la gerarchia è chiarissima.

Quando il viaggio cambia programma

Anche Alessandro Martorana arriva a questa partenza dopo un incidente.

La California è ancora ferma, la V35 ha bisogno di lavori che sconsigliano viaggi lunghi.

Resta la V7 Special.

«Ed è un bel restare», dice.

A volte un viaggio comincia proprio da qui: dall’accettare che non tutto sia andato secondo i programmi e decidere comunque di partire.

Tutto è cominciato con una V7 parcheggiata

Per Mario De Angelis, invece, la strada verso Mandello è cominciata molto prima di pensare alle GMG.

E soprattutto è cominciata per caso.

Mario va su due ruote da quando aveva diciassette anni. Negli anni ha alternato moto e scooter, ma Moto Guzzi, senza una ragione precisa, non era mai entrata davvero nel suo radar.

Poi, un giorno, durante un allenamento di corsa, cambia percorso.

Passa davanti all’ingresso di un palazzo e vede parcheggiata una V7 grigio-nera.

Bellissima.

Talmente bella che da quel momento quella strada diventa il suo percorso abituale di allenamento.

Anche solo per passarle davanti un’altra volta.

All’epoca Mario aveva un Honda ADV350 comprato da meno di sei mesi. Non aveva nessun motivo razionale per cambiare mezzo.

Ma quella V7 lo aveva ormai folgorato.

Comincia a cercare informazioni, si iscrive ai gruppi dedicati a Moto Guzzi sui social e legge praticamente di tutto: entusiasmi, difetti, problemi, dichiarazioni d’amore e lamentele.

C’è però una parola che continua a tornare.

Anima.

Ne parlano quelli soddisfatti e, curiosamente, anche quelli che raccontano di aver avuto problemi.

Mario di moto ne aveva già guidate parecchie, ma continuava a chiedersi cosa significasse parlare dell’“anima” di un motore.

La curiosità cresce abbastanza da portarlo in concessionaria.

L’idea è semplice: salire su una V7, guardarla da vicino, prenotare un test ride e magari chiedere un preventivo.

Ne esce con il contratto firmato per una V7 Stone nero ruvido.

Quindici giorni dopo la ritira.

Il tragitto dal concessionario a casa è di una decina di chilometri.

Arrivato davanti al portone, però, decide di non fermarsi.

«Mi sono detto: dai, faccio ancora qualche chilometro.»

Torna a casa più di due ore e oltre cento chilometri dopo.

Era luglio 2025.

Nello stesso mese Mario si iscrive al Moto Guzzi Club Roma.

La logica, se vogliamo chiamarla così, è la sua: se una moto riesce a trasmettere sensazioni del genere, forse vale la pena conoscere anche il mondo che le sta intorno.

A poco più di un anno di distanza, quella V7 ha lasciato il posto a una V85TT Travel, acquistata anche pensando al viaggio e alla maggiore comodità.

La scelta non è stata semplice.

Prima del cambio Mario ha provato sia la V85 sia la Stelvio.

E in entrambe ha ritrovato quella famosa “anima” di cui aveva letto tanto prima ancora di acquistare la prima Guzzi.

Quindi adesso ha finalmente capito che cosa sia?

«Manco per niente.»

Poi prova a spiegarlo.

«So che la Guzzi si guida in modo diverso rispetto alle altre moto e quindi ti restituisce stimoli diversi. E quegli stimoli diversi ti aprono prospettive diverse. Forse l’anima sta tutta lì.»

Una di quelle prospettive, tra pochi giorni, lo porterà per la prima volta a Mandello.

Senza aspettative particolari, dice.

Solo curiosità.

Prima, però, c’è ancora una piccola missione da portare a termine: fare abbastanza chilometri con la nuova V85TT Travel da poter effettuare il primo tagliando prima della partenza.

Perché l’anima sarà pure difficile da spiegare, ma la manutenzione resta una questione decisamente più concreta.

Una moto scelta in due

C’è anche chi arriverà a Mandello portando una storia di coppia.

Alessandro Taverna e sua moglie partiranno con la loro V100 Mandello WT, una moto voluta e scelta insieme.

La motivazione è semplice: esserci, insieme, in mezzo a tante persone che condividono la stessa passione.

E forse non serve aggiungere molto.

Perché in fondo le moto servono anche a questo: creare una strada comune.

Dalle sportive alla serenità

Dario Tittarelli arriverà con una V7 Centenario.

Dopo anni di moto sportive, racconta di aver trovato nella Guzzi un modo diverso di vivere la strada.

«Ho trovato la serenità del gusto del guidare, godendomi la strada su una Guzzi tranquilla e affidabile.»

Potrebbe percorrere migliaia di chilometri senza stancarsi, dice.

Ma quando gli chiediamo perché Mandello, la risposta smette improvvisamente di essere tecnica.

«Mi sembrerà di tornare nel ventre della mamma.»

Probabilmente più guzzista di così era difficile dirlo.

Il pellegrinaggio laico

Per Arturo Luzzi, invece, Mandello ha un significato che arriva da molto lontano.

Lo definisce, con tutto il rispetto dovuto ai veri pellegrinaggi religiosi, una sorta di “pellegrinaggio laico” per chi ama Moto Guzzi.

Un ritorno nei luoghi dove tutto è iniziato, accompagnato da un sentimento che Arturo descrive quasi come riconoscenza.

Perché lì vengono costruite motociclette che si possono amare, dice, «oltre la ragione»: per la storia che rappresentano e per quello che riescono a trasmettere ogni volta che si guidano.

Il suo rapporto con Moto Guzzi comincia molti anni fa con una Nevada 750.

Poi arriva il 2006.

Arturo entra nella concessionaria Pellegrini di Trastevere con un’idea abbastanza precisa: acquistare una California.

Ma dentro trova qualcosa che non aveva mai visto.

Una Griso 1100.

«Ma questa che moto è?», chiede.

In realtà, racconta, aveva già deciso.

Non gli servivano caratteristiche tecniche, confronti o numeri.

Era semplicemente bellissima.

Due anni dopo, nell’ottobre del 2008, quella stessa Griso lo porta per la prima volta a Mandello.

È un viaggio in solitaria.

Visita la fabbrica e il museo e vive quei luoghi con quella che ancora oggi definisce una profonda riconoscenza.

Diciotto anni dopo, molto è cambiato.

Arturo è oggi tra gli ultimi arrivati nel Moto Guzzi Club Roma e sta per tornare a Mandello.

Ma la moto sarà la stessa.

Ancora una volta sarà la sua Griso 1100 a portarlo fin davanti alla fabbrica.

Questa volta, però, non sarà un viaggio in solitaria.

Ci saranno gli amici del Club, il nuovo stabilimento, il nuovo museo e migliaia di altri guzzisti arrivati per le GMG.

«Sarà un’esperienza collettiva straordinaria», dice.

Sempre, naturalmente, con quella stessa idea in testa:

un pellegrinaggio laico nei luoghi dove tutto è iniziato.

Dalla scoperta alla tradizione

Francesco Rapisarda a Mandello c’è già stato.

Due anni fa ci arrivò con una V7. Questa volta partirà con una V85TT.

E sintetizza perfettamente la differenza tra il primo e il secondo viaggio:

«La prima volta era “la scoperta”. Questa seconda volta sarà “la tradizione”.»

Adesso sa meglio cosa lo aspetta.

Conosce il viaggio, conosce Mandello e quest’anno avrà anche la novità dei giri del venerdì.

Ma c’è un’altra cosa che Francesco sottolinea.

Probabilmente, da solo, questo viaggio non lo avrebbe mai fatto.

«Se non fossi entrato nel Moto Club e se non avessi trovato un gruppo così coeso e solidale non credo che da solo l’avrei mai fatto.»

È una frase importante.

Perché dice qualcosa che nessun Moto Club dovrebbe avere bisogno di dire di se stesso.

Lo dice un socio.

Da curiosità ad appartenenza

E poi torniamo ad Alessandro Martorana.

Fino a poco più di un anno fa era motociclista da pochissimo.

La sua vera passione per le due ruote è cominciata con la prima Moto Guzzi, acquistata nel luglio 2025.

Da quel momento ha iniziato a divorare tutto ciò che riguardava il marchio: video, articoli, libri.

Ha scoperto la storia della Moto Guzzi, Mandello e quella comunità internazionale che ruota intorno all’Aquila.

Così ha cominciato a pensare alle GMG 2026.

Quest’anno, poi, c’è anche la curiosità per il nuovo stabilimento e per ciò che questo passaggio rappresenterà nella storia del marchio.

A quel punto si è guardato intorno per cercare qualcuno con cui condividere il viaggio.

E ha trovato il Moto Guzzi Club Roma.

Ammette candidamente di essere entrato nel Club «per mere ragioni egoistiche».

Poi è successo qualcos’altro.

Si è lasciato coinvolgere, ha partecipato, si è appassionato e ha cominciato a vivere il Club con un entusiasmo difficile da nascondere.

La sua risposta alla domanda iniziale finisce così:

«Volevo andare a Mandello per curiosità. Ora mi ritrovo a sognare di farlo insieme a Noi/Voi.»

Forse è questa la risposta che stavamo cercando senza saperlo.

A Mandello non si va mai da soli

Partiremo con V7, V85TT, California, Griso, V100.

Con moto nuove e moto che hanno già viaggiato.

Con una Griso che a Mandello è già arrivata da sola nel 2008 e che diciotto anni dopo percorrerà nuovamente quella strada, questa volta insieme agli amici.

Con moto comprate pensando proprio a questo viaggio e moto scelte perché quelle che avremmo voluto portare sono ancora ferme.

Ma insieme alle moto partirà molto altro.

Un padre.

Un sogno da bambino.

Una V7 incontrata per caso durante una corsa.

La voglia di tornare.

La curiosità di vedere Mandello per la prima volta.

Il desiderio di incontrare altri viaggiatori davanti a una birra.

La soddisfazione di essere tornati in sella dopo un incidente.

Una moglie.

Dei ricordi.

Degli amici.

Un Club.

Per qualcuno sarà una scoperta.

Per qualcuno una tradizione.

Per qualcun altro, forse, davvero una specie di pellegrinaggio laico verso il luogo dove tutto è cominciato.

La destinazione sarà la stessa.

Il viaggio, per ciascuno, sarà diverso.

Ma una cosa, ormai, sembra abbastanza chiara.

A Mandello non si va mai da soli.

GMG 2026 · Roma → Mandello
Il Moto Guzzi Club Roma racconta The Opening

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