Ci sono giornate in moto nelle quali la strada è la protagonista.
E ce ne sono altre nelle quali la strada serve soprattutto a portarci davanti a una storia che non conoscevamo.
La Motopasseggiata d’Autunno di domenica 11 ottobre appartiene decisamente alla seconda categoria.
Il Moto Guzzi Club Roma è tornato sulle strade della Tuscia per una gita sociale che aveva due destinazioni apparentemente molto diverse: Vitorchiano, con il suo sorprendente Moai, e Sant’Angelo di Roccalvecce, ormai conosciuto come il Paese delle Fiabe.
Siamo partiti pensando a una giornata tra moto, borghi e paesaggi.
Siamo tornati con qualcosa in più da raccontare.
Un Moai nel cuore della Tuscia
La prima sosta è stata Vitorchiano.
Tra le colline della Tuscia ci siamo ritrovati davanti a una figura che sembrerebbe appartenere a tutt’altro continente: un Moai alto circa sei metri, scolpito nel peperino locale.
Non è una semplice riproduzione realizzata per attirare turisti.
Il Moai di Vitorchiano nacque nel 1990, quando una delegazione Rapa Nui proveniente dall’Isola di Pasqua lavorò direttamente un grande blocco di peperino utilizzando tecniche tradizionali. La pietra vulcanica di Vitorchiano era stata individuata per le sue caratteristiche simili a quelle delle rocce utilizzate per i grandi monoliti dell’isola polinesiana.
Un pezzo di Rapa Nui nella provincia di Viterbo.
Abbastanza insolito da meritare una sosta, qualche fotografia e naturalmente la foto di gruppo.
Poi di nuovo sulle moto.
La vera sorpresa della giornata ci aspettava qualche chilometro più avanti.
Sant’Angelo di Roccalvecce: un paese che rischiava di spegnersi
Oggi basta arrivare a Sant’Angelo per capire immediatamente perché venga chiamato il Paese delle Fiabe.
Le facciate delle case sono diventate enormi tele.
I personaggi compaiono dietro un angolo, accompagnano una finestra, occupano una parete intera. Alice, Peter Pan, Mary Poppins, il Piccolo Principe, la Volpe e l’Uva, Pinocchio e decine di altre storie trasformano una passeggiata nel borgo in una continua scoperta.
Ma quello che oggi appare come un luogo allegro e colorato nasce da una situazione molto diversa.
Sant’Angelo era una piccola frazione di Viterbo progressivamente segnata dallo spopolamento e dal rischio di perdere identità. Tra il 2015 e il 2016 un gruppo di abitanti, tra i quali Alessandro e Gianluca Chiovelli, iniziò a immaginare un modo per invertire quella direzione: non inventando una storia che il paese non aveva, ma costruendo una nuova identità attraverso l’arte.
Da quell’idea prese forma l’associazione ACAS e il progetto di trasformare Sant’Angelo in un museo a cielo aperto dedicato alle fiabe.
Tutto cominciò da Alice
Il primo grande capitolo fu Alice nel Paese delle Meraviglie.
Il murale, realizzato da Tina Loiodice, fu inaugurato il 27 novembre 2017 nella piazza principale.
C’è anche un piccolo particolare che racconta quella data: l’orologio del Bianconiglio segna le 11 e 27.
Da lì le pareti hanno continuato a riempirsi di personaggi, storie e colori, grazie al lavoro di numerose artiste provenienti anche da fuori Italia.
Passeggiando tra i vicoli è facile lasciarsi prendere dal gioco di cercare il murale successivo.
Poi però abbiamo incontrato Alessandro.
Ed è stato allora che il Paese delle Fiabe ha assunto per noi un significato completamente diverso.
L’incontro con Alessandro
Alessandro Chiovelli è uno dei protagonisti della rinascita di Sant’Angelo.
Ci ha raccontato come nacque l’idea, il lavoro fatto insieme al cugino Gianluca e agli altri abitanti coinvolti nel progetto, le difficoltà iniziali e quella convinzione, apparentemente semplice, che l’arte potesse dare al paese ciò che gli mancava: un’identità capace di attirare nuovamente persone nelle sue strade.
Ma poi il racconto è diventato personale.
Alessandro ci ha parlato di sua sorella Laura.
Laura soffriva di una grave depressione e nel novembre del 2017 si tolse la vita.
Era proprio il periodo in cui il progetto di Sant’Angelo cominciava a muovere i primi passi. Alessandro avrebbe potuto fermarsi.
Scelse invece di continuare.
Oggi il volto di Laura è nella luna del murale dedicato a Peter Pan.
Non è un dettaglio costruito per i visitatori. È una presenza intima, voluta all’interno di una delle opere che ormai appartengono all’identità del paese. Alessandro ha raccontato pubblicamente che, nonostante quel momento devastante, decise di non abbandonare il progetto e di continuare il cammino intrapreso.
Ascoltandolo, quelle pareti colorate smettono per un momento di essere soltanto belle fotografie.
Diventano memoria.
Un paese delle fiabe che parla della vita reale
È forse questa la cosa che ci ha colpito maggiormente.
Le fiabe, qui, non servono a nascondere la realtà.
Servono quasi a raccontarla.
Dietro alcuni personaggi ci sono volti veri del paese. Bambini, abitanti, persone che hanno fatto parte della sua storia. Anche Laura continua a essere presente attraverso l’opera dedicata a Peter Pan.
Alessandro ha definito i murales di Sant’Angelo un “invito alla vita”.
Dopo aver ascoltato la sua storia, quelle parole acquistano un peso completamente diverso.
Un borgo che rischiava lentamente di svuotarsi ha reagito riempiendo i propri muri di storie.
E una persona colpita da una perdita enorme ha scelto di continuare a costruire qualcosa che portasse altre persone proprio lì.
Nelle strade.
Davanti alle case.
A parlare, guardare, fotografare, incontrarsi.
Parcheggiare le Moto Guzzi e continuare a piedi
Per qualche ora, quindi, abbiamo lasciato ferme le moto.
Sant’Angelo va scoperto camminando.
Si imbocca una strada pensando di aver già visto tutto e, pochi metri dopo, appare un’altra facciata. Qualcuno si ferma a fotografare Mary Poppins. Qualcun altro riconosce una fiaba dell’infanzia. Si torna indietro perché qualcuno ha notato un particolare sfuggito agli altri.
Il paese funziona così.
Ti costringe a rallentare.
Ed è curioso che proprio una gita in moto ci abbia portati in un luogo nel quale la cosa migliore da fare fosse parcheggiare e andare a piedi.
La Casetta di Trilli e un progetto che continua
A Sant’Angelo abbiamo incontrato anche La Casetta di Trilli, oggi punto informativo legato al progetto, dove i visitatori possono trovare mappe, souvenir e informazioni sul borgo.
Non è soltanto un negozio.
È uno dei piccoli segnali di ciò che l’iniziativa ha prodotto intorno al paese: persone che arrivano, si fermano, chiedono, comprano qualcosa, mangiano, raccontano ad altri ciò che hanno visto.
Lo stesso progetto continua inoltre a evolversi, affiancando ai murales strumenti digitali, realtà virtuale e realtà aumentata per offrire nuovi modi di esplorare le opere.
Una trasformazione che sarebbe stata difficile immaginare guardando Sant’Angelo prima dell’inizio di questa storia.
Le moto servono anche a questo
A fine giornata avevamo negli occhi le strade della Tuscia, il Moai di Vitorchiano, decine di murales, un borgo pieno di colori e naturalmente le tante fotografie scattate insieme.
Ma il ricordo più interessante non è una fotografia.
È l’incontro.
Il mototurismo, almeno per come piace viverlo a noi, non significa soltanto scegliere una strada bella da percorrere.
Significa avere una ragione per fermarsi.
Conoscere un territorio attraverso chi lo abita.
Scoprire una storia che da casa non avremmo probabilmente mai cercato.
Domenica le nostre Moto Guzzi ci hanno portato davanti a un gigante di pietra arrivato idealmente dall’altra parte del mondo e poi dentro un piccolo paese che ha scelto le fiabe per provare a cambiare il proprio destino.
Eravamo partiti per vedere il Paese delle Fiabe.
Abbiamo trovato una storia molto più reale.
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Motopasseggiata d’Autunno 2026
Roma → Vitorchiano → Sant’Angelo di Roccalvecce → Roma
Moto Guzzi Club Roma
