Prima di partire avevamo provato a raccontare ciò che ci aspettavamo da Mandello.
C’era chi non c’era mai stato, chi tornava per tradizione, chi parlava di un sogno da bambino e chi addirittura di un pellegrinaggio laico.
Poi abbiamo acceso le moto.
E da quel momento le aspettative hanno lasciato spazio alla strada.
Roma alle spalle
Giovedì 3 settembre siamo partiti da Roma con 20 Moto Guzzi, accompagnate da un furgone d’appoggio con una moto al seguito.
Fino al giorno prima il viaggio era stato fatto di preparativi: gomme nuove, tagliandi da completare, borse, caschi, stivali, kit antiforatura, antipioggia.
Poi, improvvisamente, tutto quello che avevamo raccontato nelle settimane precedenti è diventato reale.
Roma era alle spalle.
Mandello davanti.
Le prime fotografie del viaggio non hanno nulla di spettacolare: moto ferme in un’area di servizio, caschi appoggiati, persone che bevono un caffè, qualcuno che controlla il telefono.
Ed è forse proprio per questo che raccontano bene una partenza.
Un viaggio di gruppo non è fatto soltanto dei chilometri che separano due città. È fatto soprattutto di tutte le volte in cui ci si ferma per aspettarsi.

La sera, dopo la strada, il primo giorno è finito come spesso finiscono i viaggi migliori: tutti intorno allo stesso tavolo insieme a chi era partito prima e aveva viaggiato da solo.
Ventiquattro ore prima molti dei partecipanti stavano ancora preparando le borse.
Adesso Mandello era lì.
Il cancello che avevamo raccontato
Prima delle GMG avevamo pubblicato una fotografia del vecchio ingresso dello stabilimento e scritto:
“Questa volta Mandello non sarà la stessa.”
Non era soltanto un titolo.
Le GMG 2026 erano state chiamate “The Opening” proprio perché coincidevano con l’apertura della nuova Moto Guzzi: fabbrica, museo e spazi completamente ripensati all’interno dello stesso luogo nel quale le Moto Guzzi nascono dal 1921.
Per chi quel cancello lo aveva già attraversato, entrare questa volta significava inevitabilmente confrontare due immagini.
Quella conservata nella memoria.
E quella davanti agli occhi.
Per chi invece arrivava a Mandello per la prima volta non esisteva un “prima”.
Esisteva soltanto quello che stava vedendo.
Ed è probabilmente questa una delle cose più interessanti delle GMG 2026: nello stesso luogo si sono incontrati guzzisti che conoscono Mandello da decenni e altri che hanno scoperto Moto Guzzi appena un anno fa.
Quelli della prima volta
Mario De Angelis, per esempio, è guzzista soltanto dal luglio 2025.
Tutto era cominciato durante un allenamento di corsa, quando aveva visto una V7 grigio-nera parcheggiata davanti a un palazzo.
Gli era piaciuta così tanto da cambiare il proprio percorso abituale soltanto per passarle davanti.
Poi erano arrivati i gruppi sui social, quella misteriosa espressione — “l’anima Guzzi” — e una visita in concessionaria che doveva servire semplicemente a chiedere informazioni.
Mario ne uscì con un contratto firmato.
Un anno dopo era sulla strada per Mandello con una V85TT Travel.
Prima di partire aveva detto di non avere particolari aspettative.
Solo curiosità.
Mandello serviva anche a questo: trasformare quella curiosità in esperienza.
Per Alessandro Martorana, invece, Moto Guzzi era diventata quasi una materia di studio. Video, articoli, libri, storia del marchio.
Era entrato nel Moto Guzzi Club Roma inizialmente perché cercava qualcuno con cui fare il viaggio.
Prima di partire ci aveva detto:
«Volevo andare a Mandello per curiosità. Ora mi ritrovo a sognare di farlo insieme a Noi/Voi.»
A Mandello quella frase aveva ormai smesso di parlare al futuro.
L’Aquila Nera torna a casa
Poi c’è Giuliano Chicarella.
Per lui era la prima volta.
Ma la sua storia con Moto Guzzi era cominciata molti anni prima, nei garage della Polizia Stradale, dove da bambino saliva sulle Falcone e sulle V50 utilizzate dal padre.
A Mandello ha portato una California 1100 Vintage Serie Corazzieri, numero 14 di 24.
Lui la chiama “Aquila Nera”.
Prima della partenza aveva spiegato che riportarla a Mandello sarebbe stato anche un modo per rendere omaggio a suo padre:
«So che sarà in sella con me.»
Ci sono viaggi nei quali il numero dei passeggeri non coincide necessariamente con quello scritto sul libretto.
Diciotto anni dopo, la stessa Griso
Anche Arturo era già stato a Mandello.
Ottobre 2008.
Viaggio in solitaria.
A portarlo fin davanti alla fabbrica era stata la sua Griso 1100, acquistata due anni prima quasi per folgorazione.
Arturo era entrato in concessionaria per comprare una California. Vide per la prima volta la Griso e la domanda «ma questa che moto è?» arrivò quando, in realtà, aveva già deciso.
Diciotto anni dopo è tornato a Mandello.
Con la stessa Griso.
Ma non più da solo.
Prima di partire aveva definito il viaggio verso la casa dell’Aquila, con il dovuto rispetto per quelli religiosi, una sorta di “pellegrinaggio laico”.
Questa volta quel pellegrinaggio è diventato collettivo.

Ed è difficile trovare un’immagine migliore per spiegare il titolo che avevamo scelto prima di partire:
A Mandello non si va mai da soli.
24 Moto Guzzi, 220 chilometri
Venerdì abbiamo fatto una cosa molto semplice.
Abbiamo lasciato Mandello alle nostre spalle.
Non per andarcene.
Per guardarla dalla sella.
Il gruppo è diventato di 24 Moto Guzzi e il programma della giornata prevedeva 220 chilometri e dieci waypoint, tra lago e montagne.
Dopo il lungo trasferimento da Roma avremmo potuto lasciare le moto ferme.
Invece le abbiamo riaccese.
Strade, curve, soste, panorami.
Moto diverse, ritmi diversi, lo stesso percorso.
Se la fabbrica e il museo raccontano ciò che Moto Guzzi è stata e ciò che vuole diventare, quelle 24 moto in strada raccontavano qualcosa di molto più elementare: il motivo per cui tutto questo esiste.
Le motociclette sono fatte per essere guidate.
E una Moto Guzzi, a Mandello, sembra avere sempre una strada in più da suggerire.
Il video realizzato con la Insta360 racconta proprio questo: non l’evento visto da fuori, ma una fila di Moto Guzzi che si muove dentro il paesaggio che circonda la loro casa.
Dentro The Opening
Poi siamo entrati nella nuova Moto Guzzi.
La nuova fabbrica rappresentava probabilmente la parte più delicata di queste GMG.
Perché Moto Guzzi è uno dei rarissimi marchi nei quali il luogo di produzione è diventato parte stessa dell’identità.
Mandello non è soltanto la città nella quale vengono assemblate le motociclette.
Per molti guzzisti Mandello è Moto Guzzi.
Per questo ogni trasformazione porta inevitabilmente con sé una domanda: quanto si può cambiare senza perdere ciò che rende riconoscibile un luogo?
La nuova struttura risponde scegliendo di non fuggire dal passato.
La fabbrica resta lì.
Nello stesso perimetro.
Il nuovo convive con ciò che esisteva prima.
Cambiano spazi, tecnologie, architetture e modo di accogliere il pubblico.
Resta il luogo.
Ed è forse questo il dettaglio più importante.
Il nuovo museo e le moto che raccontano 105 anni
Nel nuovo Museo Moto Guzzi il rapporto fra passato e futuro diventa ancora più evidente.
Ci sono motociclette che raccontano epoche nelle quali andare in moto significava qualcosa di completamente diverso da oggi.
Moto sportive, militari, da viaggio, da competizione.
Soluzioni tecniche nate quando molte delle tecnologie che oggi consideriamo normali non esistevano nemmeno.
Davanti a quelle moto, il nuovo edificio quasi scompare.
Resta la storia.

E guardando una Moto Guzzi costruita decenni fa, dopo essere arrivati a Mandello con V7, V85TT, V100, California e Griso, diventa evidente che la continuità non significa necessariamente rimanere uguali.
Significa riuscire a cambiare senza dimenticare da dove si è partiti.
Le persone, alla fine
Ma se dovessimo scegliere ciò che ha davvero caratterizzato questi giorni, probabilmente non sarebbe un edificio.
Nemmeno una motocicletta.
Sarebbero le persone.
I soci che avevano già fatto questo viaggio e quelli che lo affrontavano per la prima volta.
Le coppie.
Gli amici.
Gli altri club.
I guzzisti arrivati da lontano.
Le chiacchiere davanti a una birra che Carlo immaginava prima ancora di partire.
La “scoperta” che per Francesco, al secondo viaggio, sta già diventando “tradizione”.
Le moto che hanno un nome: Titti, Perla Nera, Aquila Nera, il Bisonte e l’Ammiraglia.
E quelle che, dopo un incidente o un problema, sono rimaste a casa lasciando il posto a un’altra Guzzi.
Il viaggio reale è stato inevitabilmente diverso da quello immaginato.
Ed è giusto così.
Roma–Mandello–Roma
Poi è arrivata domenica.
Le borse sono tornate sulle moto.
I caschi sono stati allacciati.
Mandello ha cominciato lentamente a comparire negli specchietti.

All’andata la strada misura la distanza che manca alla destinazione.
Al ritorno funziona diversamente.
I chilometri servono a mettere ordine nelle immagini appena vissute.
La nuova fabbrica.
Il museo.
Il lago.
Le montagne.
Le 24 Moto Guzzi del venerdì.
Le serate insieme.
Il cancello rosso.
Le persone incontrate.
Prima di partire avevamo chiesto ai soci:
«Cosa ti aspetti da Mandello?»
Adesso abbiamo anche le risposte raccolte dopo.
Ed è probabilmente lì, nel confronto tra ciò che immaginavamo e ciò che abbiamo trovato, che continuerà il nostro racconto.
Perché le moto sono tornate a Roma.
Le GMG 2026 sono finite.
Ma le storie no.
GMG 2026 · Roma → Mandello → Roma
Il Moto Guzzi Club Roma ha raccontato The Opening.
Le GMG 2026 in immagini
Il racconto continua nell’album fotografico dei soci: viaggio, Mandello, giro del venerdì, museo e ritorno a Roma.

